Blog

error: Il contenuto é protetto dai diritti.

EduDesNet

L’architettura e il design da soli, anche se guidati da uno studio e un approfondimento appassionato nell’ambito degli spazi educativi, faticano a rispondere a tutte le esigenze che portano ad una buona progettazione, per una nuova scuola serve un approccio interdisciplinare.

Lo studio archra ha scelto come fondamento del percorso progettuale di tutto ciò che forma il nuovo universo educativo, un approccio multidisciplinare.

E’ indispensabile la contaminazione costruttiva tra architetti e pedagogisti, tra architetti e ricercatori, tra architetti e maestri, tra architetti e psicologi.

D’altro canto lo studio coltiva anche relazioni sinergiche con artigiani e aziende per la produzione in serie o custom degli arredi fulcro della progettazione spaziale per l’educazione.

EduDesNet diventa un organismo progettuale, un network in cui tutte le conoscenze e gli ambiti della ricerca convergono nell’operato progettuale dello studio di architettura per una progettazione trasversale, colta e consapevole.

La nostra missione e pensare ad una scuola che deve essere inclusiva, tollerante, multietnica, curiosa, innovativa. Una scuola che deve essere calda, accogliente, bella e invitante. Una scuola che deve essere verde e naturale. Una scuola che deve integrarsi nell’ambiente che la circonda, essere permeabile e fondersi con le persone che la circondano, che la frequentano e che la vivono. La scuola deve essere spazio fluido, vivo e vissuto, a tutti gli effetti un centro culturale e civico.

TRE LIVELLI PROGETTUALI

La progettazione dello studio archra, affiancato dalle specializzate collaborazioni che formano EduDesNet spazia dall’ideazione di oggetti per l’apprendimento che possano essere utili ai nuovi modelli educativi come il Senza Zaino, al design di arredi flessibili e innovativi fulcro dell’insegnamento di modelli educativi come la Flipped Classroom, alla definizione di spazi educativi nei quali possano esprimersi modellli come per esempio il Dada. Alla fine, ma non da ultima, la reinterpretazione di plessi scolastici esistenti per traghettarli verso l’accoglienza di una nuova scuola, o la progettazione di nuovi plessi scolastici.

1

L’arredo per l’apprendimento

Tutti i metodi educativi innovativi rifiutano il paradigma banco – sedia come elemento unico di caratterizzazione dello spazio educativo. Tale tipologia di arredo, resasi necessaria in un contesto di alfabetizzazione di fine ottocento, risulta del tutto anacronistica in uno spazio di apprendimento del nuovo millennio.

L’arredo per gli ambienti educativi innovativi non si può sintetizzare in un mobile, ma deve essere “mobile”. Dev’essere flessibile e sufficientemente leggero da poter essere nomade nello spazio, per poter essere impiegato attività didattiche diversificate. Componibile, ad esempio a formare uno spazio agorà per ascoltare, apprendere e esplorare. Una panca morbida per rilassarsi e riflettere in uno spazio informale. Impilabile, per formare una piccola gradinata per l’audience di uno spettacolino teatrale nello spazio di gruppo oppure per scomparire lasciando lo spazio libero per attività a terra.

2

Lo spazio educativo

Lo spazio è il terzo educatore. Questa definizione del tutto originale di Loris Malaguzzi è un faro per chi si approccia alla progettazione di ambienti educativi. Ma da qui parte un infinito di possibilità e di diramazioni, come nell’albero immaginato da Bruno Munari.

Lo spazio quando diviene uno scenario flessibile e modellabile, favorisce l’apprendimento e lo sviluppo cognitivo dei bambini e dei ragazzi in un divenire dinamico di atmosfere.

Uno spazio definito e allo stesso tempo indefinito, completo e incompleto.

Il concetto di “non finito”, conferma Beate Weyland, è fondamentale nell’ideazione degli spazi educativi, cosicché i bambini e gli insegnanti siano veramente i protagonisti.

L’attenzione ai materiali, ai colori, alle finiture e alle superfici, elementi che esprimano in ogni dettaglio una attenzione verso il benessere ambientale e un comfort multi sensoriale: visivo, olfattivo, acustico e tattile. Tutto il corpo deve essere coinvolto nel percorso educativo.

3

L’organismo Scuola

L’Italia è il paese con il patrimonio di edilizia scolastica più obsoleto in Europa e al contempo è la nazione che ha a disposizione meno fondi in Europa per l’edilizia scolastica. Per questo motivo, prima ancora di pensare a nuove scuole, la nostra mission è il recupero delle scuole esistenti, per promuovere una trasformazione soft che possa ammorbidire la rigidità degli spazi.

Come emerso dagli innumerevoli confronti, discussioni, riunioni con i dirigenti, tecnologi e ricercatori di INDIRE, il compito della Pubblica Amministrazione e dei dirigenti scolastici nei confronti della popolazione scolastica, non si esaurisce con la messa in sicurezza sismica degli edifici, migliorando la qualità energetica e riducendo i consumi.

La scuola dev’essere “shakerata” dalle fondamenta e un po’ sconvolta per poter intraprendere nuove rotte.

Per questo proponiamo una progettazione che giunga a spalancare pareti interne per mettere in comunicazione ambienti che prima erano rigidi e fissi, sciogliere i confini aprendo nuove prospettive sullo spazio esterno, portando la natura all’interno e la didattica all’esterno.

Ed infine progettare nuove scuole. Senza limiti mentali poter conformare nello spazio nuovi volumi e superfici. Utilizzare materiali antichi o innovativi. Disegnare percezioni grazie a luci e ombre. Concretizzare in nuove proposte la contaminazione costruttiva tra architettura, pedagogia, design, insegnamento, psicologia, apprendimento.

I metodi educativi che vanno oltre il metodo frontale, da Maria Montessori a Marco Orsi, vedono una scuola che è parte di una comunità, dove la scuola è pensata come “civic center”, un centro dove si rinnovi il senso civico e sociale della comunità, dove le persone, i quartieri e le città, possano soffermarsi, confrontarsi, pensare e migliorarsi.

È tempo che la scuola non rappresenti più una antica e rigida zavorra allo sviluppo creativo del bambino che, a differenza di noi adulti, non ha uno ma cento linguaggi per esprimersi. Nel contesto di una società in rapidissima evoluzione, è necessario creare i presupposti anche ambientali affinché la scuola divenga dinamica, permeabile e interessante, un atelier per la crescita.

La Scuola dopo l’emergenza COVID19

Ci piace già guardare al dopo, perché il dopo è cominciato già prima dell’emergenza.

Dobbiamo ripensare insieme ai pedagogisti ad una scuola che debba essere in grado di rinnovarsi ancor prima di aver raggiunto un effettivo e dichiarato rinnovamento.

Le scuole dovranno diventare ancora più aperte e interconnesse. Sarà necessario affiancare alla didattica a distanza, una sperimentazione in laboratorio. La scuola dovrà diventare sempre più un insieme di atelier che riduca l’affollamento e stimoli le attitudini.

La scuola si dovrà fare anche all’aperto, nei parchi e le scuole dovranno fare squadra come effettivi centri civici pulsanti di cultura e apprendimento.

Tutte le novità che saremo obbligati ad inserire per l’emergenza, dovranno entrare a far parte di un sistema scuola sempre più dinamico e stimolante.

l’emergenza dovrà diventare tendenza    Marco Canazza

Noi siamo già pronti.

Bibliografia e ricerca

Gino Aldi, Gaia Camilla Belvedere, Antonella Coccagna, Lorenzo Locatelli, Sabino Pavone, "Un’altra scuola è possibile", Milano, Edizioni Enea, (2013)
Iselda Barghini per il Gruppo promotore Rete Nazionale Senza Zaino per una Scuola Comunità, "Linee guida per gli spazi e gli arredi nelle scuole dell'infanzia e primarie aderenti alla rete nazionale", Napoli, Tecnodid Editrice, (2015)
Giovanni Biondi, Samuele Borri, Leonardo Tosi (Curatori), "Dall'aula all'ambiente di apprendimento", Firenze, Edizioni Altralinea, (2016)
Samuele Borri (a cura di), "Spazi educativi e architetture scolastiche: linee e indirizzi internazionali", Firenze, Indire, (2017)
Dario Bressan, "Dalla teoria alla pratica. L'organizzazione di una scuola Waldorf e il pensiero sociale di Rudolf Steiner", , Filadelfia Editore, (2015)
Romolo Continenza, "Architetture di Herman Hertzberger. Tutti i progetti. Dalla forma alla partecipazione", Roma, Gangemi Editore, (1988)
Tullio De Mauro, "La cultura degli italiani", Roma, Editore Laterza, (2010)
John Dewey, "Esperienza e educazione", Milano, Raffaello Cortina Editore, (2014)
Elisabetta Dubach, Eleonora Forlani, Monica Maioli, Rodolfo Pasini (a cura di), "Lo spazio che eudca. Il Centro Educativo Italo Svizzero di Rimini", Venezia, Marsilio Editori, (2012)
Carolyn Edwards, Lella Gandini e George Forman, a cura di, "I cento linguaggi dei bambini. L’approccio di Reggio Emilia all’educazione dell’infanzia", Parma, Edizioni Junior / Gruppo Spaggiari, (2017)
Massimo Ferrari (a cura di), "Di ogni ordine e grado. L'architettura della Scuola", Soveria Mannelli, Rubbettino Editore, (2016)
Céléstin Freinet, "La scuola del fare", Parma, Editore: Junior / Gruppo Spaggiari, (2002)
Michael S. Gazzaniga, "L'interprete. Come il cervello decodifica il mondo", Roma, Di Renzo Editore, (2007)
Daniel Goleman, "Intelligenza Emotiva", Milano, RCS Libri, (2004)
Mario Lodi, "C'è speranza se questo accade al Vho", Torino, Editore Einaudi, (1972)
Mario Lodi, "Il paese sbagliato. Diario di un'esperienza didattica", Torino, Editore Einaudi, (1995)
Franco Lorenzoni, "I bambini pensano in grande. Cronaca di una avventura pedagogica", Palermo, Sellerio Editore, (2017)
Daniela Lucangeli, Adriana Molin, Silvana Poli, "I numeri e lo spazio. Strumenti visuospaziali per il conteggio, primi calcoli e tabelline", Trento, Edizioni Erickson, (2014)
Maurizio Maglioni, Fabio Biscaro, "La Classe Capovolta", Trento, Edizioni Erickson, (2014)
Maria Paola Maino, "A misura di bambino. Cent'anni di mobili per l'infanzia in Italia (1870-1970)", Roma, Editore Laterza, (2003)
Mariagrazia Marcarini, "Pedarchitettura. Linee storiche ed esempi attuali in Italia e in Europa", Roma, Editore Studium, (2016)
Juri Meda, "Mezzi di educazione di massa - Saggi di storia della cultura materiale tra XIX e XX secolo", Milano, Editore Franco Angeli, (2016)
Lorenzo Milani come Scuola di Barbiana, "Lettera a una professoressa", Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, (1967)
Alfonso Molina e Maria Mannino, "Educare per la vita e inclusione digitale. Strategie innovative per la scuola e la formazione degli adulti", Trento, Edizioni Erickson, (2016)
Maria Montessori, "La scoperta del bambino", 1999, Editore Garzanti, (2000)
Maria Montessori (Introduzione, revisione e note di Clara Tornar), "Dall'infanzia all'adolescenza", Milano, Editore Franco Angeli, (2009)
Maria Montessori, "L’autoeducazione nelle scuole elementari", Milano, Editore Garzanti, (2006)
Dario Moretti (Autore), Barbara Masella (Autore), A. Finocchi (a cura di), "Dizionario illustrato di design", Novara, Editore De Agostini, (2003)
Marco Orsi, "A scuola senza zaino. Il metodo del curricolo globale per una didattica innovativa", Trento, Edizioni Erickson, (2016)
Marco Orsi, "Dire bravo non serve", Milano, Editore Mondadori, (2017)
Daniela Pampaloni, "Senza Zaino, una scelta pedagogica innovativa", Firenze, Morgana Edizioni, (2008)
Rudolf Steiner, "E l'edificio divenne uomo", Milano, Editrice Antroposofia Milano, (1999)
Arno Stern, "La Traccia Naturale", Milano, Luni Editrice, (2017)
Mario Valle , "La pedagogia Montessori e le nuove tecnologie. Un'integrazione possibile?", Torino, Edizioni Il Leone Verde, (2017)
Beate Weyland, Sandy Attia, "Progettare scuole tra pedagogia e architettura", Milano, Editore Guerini Scientifica, (2015)
Beate Weyland, "Media e spazi della scuola", Brescia, Editrice La Scuola, (2013)